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Studi

di Franco A. Santonocito

"Voi mi sarete testimoni...", disse il Signore risorto ai suoi discepoli, e lo dice ancora!

Persino in situazioni difficili, di fronte alle torture, alle persecuzioni, l'apostolo Pietro dichiarava: "E noi siamo testimoni di queste cose e anche lo Spirito Santo che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono" (Atti 5:32).

Anche Giovanni diceva: "E noi abbiamo veduto e testimoniato che il Padre ha mandato il Figliolo per essere il Salvatore del mondo. Chi confessa che Gesù è il Figliolo di Dio, Iddio dimora in lui, ed egli in Dio" (1^ Giovanni 4:14-15).

La parola greca equivalente a testimone è "martus", e dato che molti credenti sono stati perseguitati e uccisi per la loro testimonianza, da questa esperienza abbiamo tratto la parola "martire".

Cosa intendiamo dire quando parliamo di dare la nostra "testimonianza"? Ma forse è meglio cominciare a dire quello che la testimonianza NON è, e non deve essere:

 

1

Non deve essere un sermone

 

Più volte ho sentito predicare dei fratelli ai quali era stato chiesto di dare la propria testimonianza. Parlare, parlare... ma le persone hanno anche bisogno di sentire l'esperienza personale che il credente ha fatto con Cristo; soltanto in questo modo potranno rendersi conto che il vero cristianesimo funziona. Lasciamo al predicatore il compito di predicare!

 

2

Non deve essere una forma di esibizionismo

 

Ricordiamoci che l'oggetto della nostra testimonianza è Gesù, non noi stessi. Attenzione a non alterare la tua voce, a non usare un tono di voce non naturale, a non usare parole difficili o incomprensibili. Soprattutto non ci vantiamo della vita passata, dei peccati che abbiamo commesso, né del fatto che abbiamo scoperto la verità e quindi siamo più intelligenti degli altri. Guardiamoci anche dalla falsa modestia che è una forma di orgoglio. Non sforziamoci di apparire più cattivi di quel che eravamo, nè di esagerare per impressionare la gente.

 

3

Non deve essere il racconto di tutta la nostra vita

 

Menzioniamo soltanto quei dettagli che hanno una certa rilevanza e cerchiamo di essere brevi e concisi. Attenzione ad non andare fuori soggetto.

 

4

Non deve essere una ragione per denigrare altre religioni

 

Commenti contrari o pungenti provocano spesso negative reazioni e offendono la gente.

 

 

 

Come deve essere dunque data la nostra testimonianza?

Testimone è colui che racconta qualcosa che ha sperimentato di persona. 1^ Giovanni 1:1-3 ci parla proprio di questo. La testimonianza è il racconto della nostra conversione, del nostro rapporto con Cristo e di ciò che Egli significa nella nostra vita.

Per meglio dare la nostra testimonianza è necessario seguire il seguente schema:

 

1 - Come era la tua vita prima di conoscere Cristo?

2 - Come sei diventato cristiano?

3 - Le conseguenze della tua conversione

 

1

Come era la tua vita prima di conoscere Cristo?

 

Quale era il tuo stato d'animo? Quali erano le tue aspirazioni? E le tue delusioni? I tuoi rapporti con la famiglia, con gli amici, con i colleghi, con le altre persone? Quali erano i tuoi atteggiamenti verso la religione e verso Dio? Che cosa pensavi di Dio, dell'uomo, della vita? Come era la tua situazione economica e la tua posizione sociale? Racconta brevemente soltanto quegli avvenimenti che servono ad illustrare le cose menzionate.

Se qualcuno ti introduce dicendo: "E ora vogliamo chiedere a Mario Bianchi di raccontarci la storia della sua vita", NON cominciate dicendo "Mi chiamo Mario Bianchi", NON usate la parola "testimonianza" per dare la tua testimonianza. E' meglio passare direttamente alla descrizione della tua vita pre-cristiana.

 

2

Come sei diventato un cristiano?

 

Racconta le circostanze che ti hanno portato a decidere di invitare Cristo e entrare nella tua vita. Per esempio: "Un Sabato pomeriggio stavo andando al cinema, quando la mia attenzione è stata attratta da un gruppo di giovani che cantavano per strada. Incuriosito, mi sono fermato e ho sentito uno di loro (sembrava parlasse proprio a me) che diceva che Dio mi amava ed era disposto ad entrare nella mia vita per darle un vero significato ed una vera felicità. Mi sono messo a riflettere sulle parole che ascoltavo e a quale senso aveva avuto la mia vita fino a quel momento".

E' anche molto importante far comprendere alla gente che cosa hai dovuto dare per essere salvato, come ti sei sentito dopo, che cosa hai chiesto al Signore e dopo aver capito quali cose. Per esempio: "Ho capito che Dio mi amava, che era disposto a perdonarmi tutto e a darmi una nuova vita, anche se dentro mi sentivo sporco. Allora ho pregato dicendo: Signore, ho sbagliato tutto... vieni nella mia vita... da ora in poi voglio vivere con te..."

 

3

Le conseguenze della tua conversione

 

Devi dire quale cambiamento Gesù ha operato nella tua vita. Come ti sei sentito dopo avergli chiesto di entrare in te, che cosa è cambiato in te e nei rapporti con gli altri, se i tuoi atteggiamenti e i tuoi modi di agire e vedere le cose sono diversi da quelli di prima. Attenzione a non dare l'impressione che non hai più problemi e che dopo la tua conversione tutto fila liscio. D'altro canto stai attento a non mettere l'accento sui tuoi problemi a tal punto da far sembrare che da quando sei diventato credente il mondo ti è crollato addosso. La cosa importante è dire la verità. Dire come stanno in realtà le cose e dare un'idea di che cosa è la vita cristiana. E' meglio evitare di concludere con frasi come questa: "Anche tu dovresti fare un'esperienza simile...", ma lasciamo l'esortazione agli altri, a meno che non si tratti di un colloquio a tu per tu.

 

 

E' bene esaminare la testimonianza dell'apostolo Paolo in Atti 22:1-16 e 26:9-18, perchè essa illustra bene i princìpi citati. Un buon sistema è quello di scrivere la propria testimonianza secondo questo schema.

Determinando la lunghezza delle circostanze, si può dare una testimonianza in un minuto come in 15 minuti. Una buona media sarebbe quella di 175 parole circa, ossia di 5 minuti. E' anche bene cercare di essere espressivi, di pronunciare bene le parole, di avere un tono adatto all'ambiente, di guardare la gente alla quale ci si rivolge e soprattutto pensando a loro e alla loro salvezza, più che a noi stessi o alla nostra figura.

 

 

 

 

 

 

Tratto dal libro "Principi e Metodi di Evangelizzazioni", di Franco A. Santonocito, ed. IBE - La grafica del titolo è a cura del Ministero Vita Abbondante