Home Chi siamo Itinerario Scuole Bibliche ZOE Centro Risorse Giovani di Roma Zoe Camping 2010 SOS preghiera Oasi di Guarigione Risorse speciali Area riservata Sostenitori Come contattarci

 

Centro Risorse Meditazioni News Controinformazione Oasi di Guarigione Audio del Pastore Video del Pastore Meditazioni di Lucia Documenti vari Studi Musica Giovani Testimonianze Storia della Chiesa Leadership Israele e-book Libri, cd e giornalini Lettere al Pastore Risorse speciali Strumenti di ricerca Software biblici

 

 

 

Studi

 

 

Pubblichiamo la seconda parte dello studio di Omar Stroppiana

 

Poche cose possono rovinare la propria vita quanto l’invidia.

"Un cuore calmo è la vita del corpo, ma l’invidia è la carie delle ossa.” (Proverbi 14:30)

L’invidia toglie la pace a chi la coltiva, rodendo l’uomo dall’interno come un insaziabile parassita.

L’invidia ci rende insoddisfatti del nostro stato e tristi per la felicità o il benessere altrui. In tali condizioni, diventa difficile servire il Signore con gioia e sincerità.

Core e suoi compagni di ribellione ne sapevano qualcosa.

 

Invidia e potere

 

La lettura di Numeri 16 ci offre una occasione per riflettere sull’invidia e sulle sue conseguenze.

Ragionando secondo la logica del potere, la guida del popolo di Israele doveva essere qualcosa di straordinario a cui aspirare. Agli occhi di Core, Datam e Abiram, Mosè doveva essere davvero una persona privilegiata. Quanto avrebbero voluto essere al suo posto... Non riuscivano a vedere la pesantezza del servizio che Dio aveva affidato a Mosè, ma solo un posto di comando per cui provare invidia.

Perché proprio Mosè ed Aronne avrebbero dovuto guidare Israele? Cosa avevano di speciale costoro? Queste domande dovevano essere state più volte il tema delle loro conversazioni fino a quando il vaso dell’invidia fu pieno e traboccò in questo modo: “Basta! Tutta la comunità, tutti, dal primo all’ultimo, sono santi, e il Signore è in mezzo a loro; perché dunque vi mettete al di sopra dell’assemblea del Signore?” (Numeri 16:3).

 

Falsi presupposti

 

Come abili uomini politici, i ribelli hanno accostato una verità ad una bugia per rendere la bugia meno evidente agli occhi del popolo.

Era infatti vero che tutto Israele era un popolo santo per il Signore. Era altresì vero che il Signore era in mezzo a loro. Ma non era assolutamente vero che Mosè ed Aronne si fossero messi arbitrariamente al di sopra dell’assemblea.

Ai loro occhi, o almeno così volevano far credere al popolo, Mosè ed Aronne non stavano esercitando un servizio per il Signore ma stavano assumendo il ruolo di capi: “Ti sembra poco l’averci fatto uscire da un paese dove scorre il latte e il miele, per farci morire nel deserto? Vuoi elevarti su di noi come un capo?” (Numeri 16:13).

Un capo. E’ questo il chiodo fisso di chi vive per il potere: coloro che hanno ricevuto un compito di responsabilità da parte del Signore vengono visti come dei capi. Ed é proprio questo il problema: é difficile invidiare un servo mentre non c’è niente di più facile che invidiare un capo.

Così chi vede, ad esempio, il ruolo di anziano come un ruolo di potere, può arrivare a fare affermazioni sconsiderate come questa: «Tutti siamo figli di Dio, salvati per grazia, perché tu dovresti essere un anziano di questa assemblea e io no? ». L’invidia porta a giocare con le mezze verità come aveva fatto Core. Era facile creare confusione tra la santità del popolo di Israele e la specificità dell’incarico dato a Mosè, così come è facile creare confusione tra il sacerdozio universale dei credenti e la diversità di doni che il Signore elargisce.

L’invidia é come una lente che distorce la realtà. Finché non ci si toglie quella lente é davvero difficile riuscire a servire il Signore.

 

Vi sembra poco?

 

Un aspetto spesso sottovalutato dell’invidia del servizio altrui é l’implicito disprezzo verso ciò che il Signore ci ha dato.

Quelli che si sono ribellati insieme a Core non erano degli emarginati, ma erano tutti uomini autorevoli e rinomati nella comunità di Israele (Numeri 16:1-2). Avevano un ruolo importante nella comunità ma questo non bastava loro.

Core, ad esempio, era un levita e quindi svolgeva il servizio nel tabernacolo. Ma l’invidia verso Mosè lo portò a disprezzare ciò che il Signore gli aveva dato. Per questo, Mosè lo redarguì dicendo: “Vi sembra poco che il Dio d’Israele vi abbia scelti in mezzo alla comunità di Israele e vi abbia fatto avvicinare a sé per fare il servizio del tabernacolo del Signore e per tenervi davanti alla comunità per esercitare il vostro ministero per lei? Egli vi fa avvicinare a sé, te e tutti i tuoi fratelli figli di Levi con te, e pretendete anche il sacerdozio?” (Numeri 16:9-10).

 

Vi sembra poco? Questa è la domanda che Mosè rivolge a Core e ai suoi compagni di ribellione. Vi sembra poco?

Dio aveva dato a Core un grande privilegio di servirlo nel tabernacolo. Ma per Core non era sufficiente, egli voleva qualcosa di più, voleva il posto di Mosè e di Aronne. Egli voleva il sacerdozio.

Dobbiamo accettare il posto che il Signore ci ha affidato e dobbiamo ringraziarlo per ciò a cui ci ha chiamato. Non possiamo essere tutti dei Mosè o degli Aronne. Il popolo di Dio ha bisogno anche di Core, Datam e Abiram che facciano il servizio che il Signore ha affidato loro.

 

Vi sembra poco? Questa è la domanda che il Signore potrebbe fare ad ognuno di noi nel momento in cui disprezzassimo e trascurassimo il servizio che egli ci ha donato.

A volte, ci guardiamo attorno e vediamo altri fratelli che stanno servendo il Signore in una maniera diversa dalla nostra, perchè a quello il Signore li ha chiamati. Quante volte, come me, avete desiderato essere al loro posto? Quante volte ci é sembrato di non essere utili? Quante volte abbiamo disprezzato ciò che il Signore ci ha dato?

Siamo spesso attirati dalle grandi cose. Ma quelle che sembrano piccole cose, una parola di incoraggiamento verso chi è scoraggiato, una visita ad un malato, un complimento a chi era giù di morale: in quanti modi il Signore può servirsi di noi! Vi sembra poco?

 

Chi è Aronne?

 

L’invidia é un sentimento che il più delle volte si consuma nel nostro intimo senza sfociare in azioni concrete verso il prossimo. Per questo motivo, molti tendono a minimizzarne gli effetti. Le parole di Mosè vanno invece al nocciolo della questione: “Per questo tu e tutta la gente che è con te avete fatto lega contro il Signore! Poiché chi è Aronne che vi mettete a mormorare contro di lui?” (Numeri 16:11).

 

Aronne stava solo facendo ciò a cui il Signore lo aveva chiamato. Pertanto, l’invidia di Core e dei suoi compagni nei suoi confronti non era solo un peccato contro quest’ultimo, ma un vero e proprio affronto verso il Signore.

Mormorare contro Aronne significava, di fatto, mormorare contro chi lo aveva scelto, ovvero contro il Signore.

Ci avete mai pensato? Forse, avete invidiato qualcuno e avete desiderato essere al suo posto, senza rendervi conto che, se quella persona è stata scelta dal Signore per svolgere il suo servizio, la vostra invidia e il vostro desiderio di prendere il suo posto non é niente altro che una critica al suo datore di lavoro: “Ehi! io so fare questo mestiere molto meglio di lui. Perchè non hai scelto me?”

Dio elargisce i suoi doni secondo la sua volontà. Non deve rendere conto a nessuno. Non possiamo scegliere i nostri doni e quando cerchiamo di farlo, riusciamo solo a scimmiottare i doni del Signore, danneggiando il popolo di Dio.

Chi è Aronne? Chi è il nostro fratello? Sono solo uomini che servono il Signore come noi. Ha senso mormorare contro di loro?

 

Il prezzo dell’invidia

 

Core e gli altri ribelli hanno pagato con la vita la loro ribellione.

Oggi non capita spesso che Dio intervenga in maniera così drastica verso chi manifesta invidia nei confronti dei fratelli e ribellione nei confronti del Signore.

Tuttavia, questo non deve farci pensare che l’invidia non abbia delle con­seguenze nella vita del popolo di Dio: “Infatti dove c’è invidia e contesa, c’é disordine e ogni cattiva azione” (Giacomo 3:16).

Questa frase scrive Giacomo nella sua epistola considerando i danni che può fare nella chiesa la presenza dell’invida e quindi della contesa. Qualche riga più avanti, continua così: “Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete perchè non domandate; domandate e non ricevete, perchè domandate male per spendere nei vostri piaceri” (Giacomo 4:1-3).

 

Il prezzo da pagare per l’invidia, quindi, è davvero alto ed è l’assemblea del Signore a farne le spese, infatti le contese e le divisioni potrebbero non uccidere nessuno fisicamente, ma danneggiano molti credenti spiritualmente e producono scandali.

Tutti abbiamo dei desideri. Tutti amiamo fare le cose che ci piacciono. Ma un figlio di Dio desidera soprattutto fare le cose che piacciono al padre.

Se ci lasciamo prendere dai nostri desideri e dall’invidia, rischiamo di incamminarci per la strada di Core e, invece di ringraziare il Signore per quello che abbiamo e di ringraziarlo per i fratelli che il Signore ha donato al popolo di Dio, finiamo per il contendere un posto che non ci spetta, un servizio che il Signore ha affidato ad un altro.

Disordini, contese, passioni, litigi, divisioni. Tutte queste cose non sono forse un prezzo troppo alto da pagare per la nostra invidia?

 

Servizio disinteressato

 

Core non è stato né il primo, né l’ultimo, a criticare e invidiare Mosè.

In molte occasioni il popolo lo mise in discussione. Egli si trovò continuamente a che fare con critiche, mormorii e disprezzo.

In una occasione, addirittura sua sorella Miriam e suo fratello Aronne avevano avuto da ridire sulla sua preminenza: “Maria e Aaronne parlarono contro Mosè a causa della moglie cuscita che aveva presa; poiché aveva sposato una Cuscita. E dissero: «Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?» E il Signore lo udì.” (Numeri 12:1-2).

Anche in quella occasione, il Signore intervenne in favore di Mosè, confermando, ancora una volta il suo rapporto speciale con lui: “Il Signore disse: «Ascoltate ora le mie parole; se vi è tra di voi qualche profeta, io, il SIGNORE, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. Non così con il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi; egli vede la sembianza del SIGNORE. Perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?» (Numeri 12:6-8).

Tutte le volte che l’invidia aveva portato qualcuno a sparlare contro Mosè, il Signore era intervenuto per difendere il suo servo fedele. Quali erano le caratteristiche di questo straordinario uomo di Dio?

 

Il disinteresse di Mosè

 

A differenza di quanto pensavano Core, Datan e Abiram, sappiamo dalla scrittura che Mosè avrebbe fatto volentieri a meno di essere un capo.

Sicuramente vi ricorderete della sua resistenza ad accettare l’incarico che il Signore voleva dargli (Esodo 4:10) sostenendo di non essere un buon oratore. In nessun modo Mosè ha cercato di innalzarsi come un capo sopra il popolo, semmai ha cercato di evitare con tutte le sue forze quella eventualità.

Quando il popolo chiese della carne da mangiare (Numeri 11) Mosè si rivolse così al Signore: “Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho trovato grazia agli occhi tuoi, e mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo?” (Numeri 11:11).

Sono forse le parole di uno che aspira e gode ad essere un capo? No, sono le parole di un servo stanco che, in un momento di debolezza, si rivolge con disperazione al Signore perché ritiene il compito ricevuto troppo pesante per lui.

Non c’é ombra di interesse personale nel servizio di Mosè. La sua vita é stata spesa intercedendo continuamente per il popolo, anche nei momenti più critici.

Quando Miriam e Aronne lo criticarono, egli aveva interceduto presso il Signore per sua sorella (Numeri 12:13).

Quando il popolo peccò facendosi un vitello d’oro, egli aveva interceduto a lungo affinché il Signore non distruggesse il popolo (Esodo 32:11-13).

Mentre un uomo di potere si preoccupa per la sua poltrona, Mosè si é sempre preoccupato per il destino dell’intero popolo di Dio.

 

L’umiltà di Mosè

 

Se qualcuno pensa che Mosè fosse orgoglioso a causa dei privilegi che il Signore gli aveva dato, si sbaglia di grosso.

Core si sarebbe comportato così. Forse io mi sarei comportato così. Ma non Mosè. Colui che gli altri vedevano come un capo non aveva assolutamente l’atteggiamento del capo. “Or Mosè era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra.” (Numeri 12:3).

Nonostante la grande responsabilità, Mosè era un uomo umile. Egli ci ha dimostrato che un uomo di Dio è umile indipendentemente dal ruolo che ricopre. Egli serviva il Signore senza preoccuparsi della fama, della posizione, del prestigio.

Gli uomini di cui Dio si é servito maggiormente nella storia sono stati uomini umili. Pensate a Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio, che aspettò la realizzazione della promessa di Dio senza affrettare i tempi. In due occasioni ebbe Saul nelle sue mani ma non si permise di torcergli un solo capello. In un bellissimo salmo egli riassume così il suo atteggiamento: “Signore, il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono altèri; non aspiro a cose troppo grandi e troppo alte per me. In verità l’anima mia è calma e tranquilla. Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla l’anima mia. O Israele, spera nel Signore, ora e per sempre.” (Salmo 131).

Chi cerca il potere è agitato da forti passioni e non riesce a dormire per le preoccupazioni che tali passioni gli causano. Al contrario, l’uomo che spera nel Signore è come un bambino sazio che riposa tranquillo sul seno della madre. Egli non aspira a cose elevate ma é contento di ciò che il Signore provvede. “Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi. ” (Romani 12:16).

Questo fecero Mosè e Davide. Non aspirarono alle cose alte ma si lasciarono attrarre dalle umili. Fu il Signore ad innalzarli.

Meglio essere stimati saggi da Dio che stimarci saggi da noi stessi.

 

Un incarico inaspettato

 

Sono troppo piccolo, sono troppo giovane, io non so parlare, sono solo un bambino... La Scrittura è piena di uomini che non si sarebbero mai aspettati di ricevere incarichi importanti dal Signore, uomini che non si sentivano all’altezza. Dio si compiace di scegliere proprio uomini di quel genere.

Così Dio non sceglie persone come Absalom, Adonia o Core che aspirano ad una posizione, ma sceglie Gedeone, Geremia, Mosé, Samuele.

Pensate ad Amos che coltivava i sicomori e faceva il mandriano. Chissà che faccia avrà fatto quando il Signore gli ha detto: “Va e profetizza ad Israele”!
 

Ciò non significa che il Signore scelga persone inadatte. Il Signore piuttosto sceglie persone adatte che spesso non sanno di esserlo. La storia di Gedeone, ad esempio, ci dimostra che egli era un abile condottiero e un abile diplomatico (vedi Giudici 8) eppure egli non se ne rendeva conto quando il Signore lo chiamò.

 

Capita di incontrare dei giovani con le idee molto chiare su ciò che “vogliono fare per il Signore”. Anche io quando ero più giovane pensavo di avere le idee chiare in proposito. Beh, il tempo mi ha dimostrato che il Signore aveva altro in serbo per me e mi sto ritrovando a percorrere strade completamente diverse da quelle che avevo immaginato.

Se vogliamo servire il Signore in maniera disinteressata, dobbiamo ricordarci che non conta ciò che noi vogliamo fare per il Signore ma ciò che il Signore vuole fare attraverso di noi.

In quest’ottica, l’invidia non ha alcuna ragione di essere.

 

leggi la prima parte

leggi la terza parte

leggi la quarta parte

 

 

 

Se desideri inviare un tuo commento su questo articolo, clicca qui

 

Questo articolo è di proprietà di Omar Stroppiana - Pubblicato su www.adamoluca.org con esplicita autorizzazione dell'autore

La grafica è a cura del Ministero Vita Abbondante