

Cari, ho letto di recente un articolo sulla persecuzione che la Chiesa dei primi secoli ha subito. In particolare mi ha colpito una testimonianza originaria di quei tempi che fa capire molto bene ciò che un cristiano doveva sopportare per la sua fede. Vibia Perpetua, madre di un bambino che stava allattando, è stata condannata all'esecuzione a Cartagine, il 7 Marzo dell'anno 203 d.C., all'età di 22 anni, durante la persecuzione voluta dall'imperatore Settimo Severo. Si era appena convertita a Cristo.
Il suo diario (scritto in latino da Perpetua stessa durante la sua prigionia) prende ora il titolo “La passione di Perpetua”, e si tratta di una delle testimonianze più antiche redatte da una donna cristiana. Dopo il sua morte, fu la guardia della prigione, un certo Pudens, a salvare il diario e ad aggiungervi la sua testimonianza. Qui riportiamo proprio le righe scritte dalla guardia (convertitasi) che descrivono il martirio di Perpetua.
_____________________________________________
Sempre a me il lavoro sporco. Dopo aver pulito l’arena, tocca a me riportare tutti i suoi oggetti personali ed il bambino alla famiglia della prigioniera. Che tristezza, abbandonato dal padre ed ora privato della sua mamma. Quale eredità sceglierà lui più tardi? Perpetua, lei, non ha esitato. Come ha potuto scegliere volontariamente l’arena, soffrire il martirio e la morte, allora che era sufficiente fingere ed offrire un sacrificio? Che cosa l’ha spinta ad andare fino alla fine? Devo dire che mi ha preso di sorpresa, soprattutto leggendo nel suo diario: “avevo molta paura, perché non avevo mai conosciuto tali tenebre. E mi tormentavo perché mi avevano tolto il bambino. Ma quando me l’hanno ridato, la prigione è diventata un palazzo per me”.
Con i suoi compagni, Saturninus, Revocatus, Saturus, Secundulus e Felicita la sua schiava, Vibia Perpetua aveva scelto l’imprigionamento. Tutta la chiesa si trovava in prigione! Io li ammiravo, senza comprenderne il perché, ma mi piaceva parlare con loro, Saturus in particolare mi insegnava e poco a poco scoprivo l’amore che avevano gli uni per gli altri, la loro vita di preghiera incessante, i loro sogni e le loro visioni. No, il loro Dio non li aveva abbandonati. Erano ripieni di gioia, al punto da celebrare un’ultima agape, come la chiamavano loro, per testimoniare a tutti del giudizio divino, della felicità della loro passione. Erano numerosi i curiosi che volevano sapere di “coloro che erano condannati alle bestie”. Entrando nell’anfiteatro, i condannati erano dignitosi e gioiosi. Perpetua assomigliava ad una giovane sposa. I miei occhi si sono sottratti da lei, dalla sua nudità. Aveva rifiutato di indossare la veste delle sacerdotesse di Cerere. Disse “E’ per questa ragione che abbiamo consacrata la nostra vita, per mantenere la nostra libertà ”. Poi ha iniziato a cantare. Indirizzandosi alla tribuna, Vibia Perpetua e i suoi compagni hanno detto: “Tu ci giudichi, e Dio ti giudicherà ”.
Riconoscenti di prendere parte alle sofferenze del Signore, gli uomini affrontarono le bestie, poi la morte. Porterò sempre questo anello, il mio anello che Saturus ha bagnato nel suo sangue come testimonianza del suo martirio affinchè non mi dimentichi mai. Dopo gli uomini, il turno delle donne, aggredite da una giovenca selvaggia.
Mirabile Perpetua, che si preoccupava di coprire il suo corpo denudato dagli attacchi e di raccogliere i suoi capelli per rimanere decente. Con quale attenzione aiutava Felicitas a rialzarsi! Di ritorno alla Porta della vita (la porta per la quale passavano i condannati quando erano sopravvissuti alle bestie, prima di tornare di nuovo nell’arena per l’esecuzione), l’ho sentita chiedere: “quando ci porteranno alla giovenca ?” aveva ricevuto la grazia di non provare le ferite inflitte dalla bestia.
Le sue ultime parole risuonano ancora: “TENETEVI FERMI NELLA FEDE E AMATEVI GLI UNI GLI ALTRI; NON SIATE SCOSSI PER LA NOSTRA PASSIONE”.
Poi di ritorno davanti ad una folla assetata di sangue, avendo presentato il suo collo al gladiatore inesperto e tremante, Perpetua portò ella stessa la spada alla sua gola per finire la sua messa a morte, mostrando così che dava la sua vita.
Eccomi ora partito per riportare il bambino e il diario, due preziosi doni ch’ella ci ha lasciati. E con il cuore gonfio di emozioni e di fede, esclamo: IO CREDO.
Forte della mia convinzione, ho trovato la consolazione della visione dell’apostolo Giovanni: “Vidi le anime di coloro che erano stati decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e di coloro che non si erano prostrati davanti alla bestia. Saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con Lui ”.
_____________________________________________
Non è facile commentare una testimonianza simile... dopo averla letto ho amato e amo questa mia sorella. Amo la sua determinazione e la sua dignità.
Mi sono fatta mille domande e la prima è quella che ci facciamo tutti quando leggiamo storie così: cosa avrei fatto io al posto suo? E' forse facile rispondere "avrei fatto lo stesso", ma forse è anche sbagliato pensare che non mi sarei comportata ugualmente, perchè credo con tutto il cuore che in quei momenti lo Spirito Santo ti dia una forza inimmaginabile per affrontare il martirio. Poi penso: "Forse io non avrei avuto il coraggio di presentarmi davanti a tutti completamente nuda; un'umiliazione simile è veramente troppo... ma si, in fondo Dio guarda il cuore e non il vestito..." No invece, ha fatto bene Perpetua: il suo nudo è stato in quel momento la cosa più dignitosa che abbia mai letto ed ha mostrato a tutti la grande libertà che vi era nel suo cuore. Lei era veramente libera di rimanere fedele al suo Signore, fino in fondo, senza compromessi!
E' veramente facile, dopo una testimonianza simile, sentirsi dei "cristiani di serie B". Perchè in fondo noi non stiamo soffrendo per Cristo allo stesso modo e, probabilmente mai saremo chiamati a farlo. E' veramente facile sentirsi "meno degni" rispetto a persona come Perpetua... ma non è giusto, perchè non è per il nostro sangue che saremo degni di andare in Cielo, ma è a motivo del sangue di Cristo. Alleluja!
Il premio che avranno i nostri fratelli martiri in Cielo non sarà certo pari al nostro: non credo di esagerare nel dire che loro saranno davanti a noi in Cielo, ma ciò non toglie, comunque, che anche noi vi saremo!
Ma allora che rimane di una testimonianza del genere? Il semplice fatto che siamo salvati per Grazia, ci autorizza a continuare la nostra vita di "cristiani del 2000" senza porci nessuna domanda? NO, NO, NO e poi NO!
Perchè una testimonianza simile ci responsabilizza maggioramente: forse non saremo mai chiamati a dare la nostra vita in martirio, ma siamo comunque chiamati a spendere bene la vita che Cristo ci ha dato, e a non sprecarla per cose furili! Mi viene in mente un film molto famoso, Salvate il soldato Ryan. Narra di un gruppo di soldati che, dopo lo sbarco in Normandia, hanno una missione speciale da compiere, quella di trovare un certo soldato Ryan (che combatteva da qualche parte della campagna francese) e di riportarlo a casa in America. Per salvare la vita a questo Ryan moriranno tutti i soldati che lo stavano cercando, compreso il capitano. E proprio prima di morire, il capitao dirà a Ryan: "Te lo devi meritare" (riferendosi al fatto che era a motivo del sacrificio di tanti uomini che lui era salvo). Il film finisce con il soldato Ryan, ormai anziano, nel cimitero militare davanti alla croce del capitano. Dopo tanti anni Ryan era lì per dire al capitano: "Ho pensato ogni giorno alle sue parole, oggi sono qui per dirle che ho speso bene la mia vita! Sono stato un buon uomo."
Gesù Cristo è morto per te e anche se Lui non ti dirà "te lo devi meritare", perchè non è per i tuoi meriti che andrai in Cielo, sicuramente comunque ti dirà "spendi bene la vita che ti ho dato", "non sprecare il mio sacrificio conducendo una vita senza frutto, una vita immersa nell'apatia e nell'egoismo".
Forse non sei chiamata al martirio, ma sicuramente sei chiamata a portare frutto nel Regno di Dio. Forse non sei chiamata a sacrificare la tua vita, ma sicuramente sei chiamata a sacrificare il tuo tempo libero per servire il Signore; a sacrificare i tuoi desideri per fare la volontà di Dio; a sacrificare la tua mentalità per obbedire alla Sua Parola. La tua priorità ora non è "vivere bene", ma vivere in modo che il sacrificio di Gesù porti il maggior frutto possibile nella tua vita.
Devi amministrare bene la tua vita, perchè non sei più tu che vivi ma è Cristo che vive in te (Galati 2:20). Pensa che bello se un giorno potrai andare davanti a Dio e dirgli: "Ho speso bene la vita che mi hai dato".
Non vivere in modo che quando morirai non ci sia niente che ricordi il tuo passaggio su questa terra.
Tu puoi cambiare il mondo intorno a te, con la stessa determinazione che animava Perpetua.
Puoi rifiutare i compromessi nella tua coscienza con la stessa dignità che ha spinto Perpetua a rifiutare un vestito di idolatria.
Puoi portare anime a Cristo, facendo splendere la Sua Luce nella tua vita... quella stessa luce che risplendeva quel giorno nell'arena di Cartagine...
Lucia
Questo articolo è parte del Ministero "Vita Abbondante" - Past. Luca & Lucia Adamo - e non può pertanto essere utilizzati per scopo di lucro.
E' permessa la citazione o la riproduzione integrale del testo solo quando completa dei dati relativi alla loro provenienza e all'autore.
©2005 powered by Ministero "Vita Abbondante" - Tutti i diritti sono riservati