"Ecco che arriva il sognatore..." esclamarono i fratelli di Giuseppe quando lo videro avvicinarsi a loro. Certo, dissero ciò con sarcasmo, eppure a loro insaputa stavano affermando una delle più grandi verità riguardo quel giovane.
 Giuseppe era un sognatore, e questo gli ha permesso di sopravvivere alle tremende prove che di lì a breve avrebbe affrontato. Sì, perché c'é un'enorme potenza nel sogno dato da Dio!
 Vedi, ci sono due tipi di sogni: quelli naturali che si fanno la notte mentre si dorme e poi ci sono quelli che il Signore mette nel nostro cuore.
 I primi durano l'arco di una dormita e, al mattino, sono destinati a scomparire.
 I secondi si hanno invece da svegli, e non hanno alcuna voglia di sparire.
 Sì, quando parlo di sogni mi riferisco proprio alle visioni, agli obiettivi, alle speranze che i credenti hanno e che Iddio stesso ha posto in loro. Questi sogni, in un certo senso, rendono vivo un credente. Un credente veramente vivo è una persona con un sogno.
 Un credente veramente vivo è una persona che ha nel cuore gli obiettivi e le speranze di Dio per la sua vita.

 Eppure, ho scoperto che riuscire a trattenere i sogni di Dio è diventato oggi qualcosa di estremamente difficile. Sì, perchè questa società non gradisce affatto i sognatori, soprattutto quando i sognatori sono persone che sognano grandi cose per Dio.
Questa società non vuole che le persone sognino, che abbiano le speranze giuste, che guardino a Dio e aspettino con vivida attesa l'adempimento delle Sue promesse.  Non è un caso se oggi, nonostante il tremendo incremento tecnologico, le persone sono obbligate a spendere gran parte del loro tempo nel lavoro. Ora, il lavoro è certamente cosa necessaria e nobile, perchè permette a chiunque di sostenersi e di vivere dignitosamente, ma diventa una prigione quando non permette alla persona di fare altro.
 Diventa una prigione quando a motivo del lavoro un genitore non può godersi la crescita del suo bambino.
 Diventa una prigione quando le uniche persone che una persona frequenta sono quelle del suo posto di lavoro, e dove naturalmente il coniuge non è parte di esse.  Il lavoro diventa una prigione quando non lascia alla persona il tempo di pensare alle cose che veramente contano. Quando non lascia il tempo per riflettere sulla propria eternità.
 In altre parole, il lavoro diventa una prigione quando non lascia alla persona il tempo di sognare con Dio..

 Quali sono i sogni che rendono vivo un credente? Sono quelle promesse che ardono nel suo cuore e che pian piano prendono forma come un bimbo nel grembo materno. Le promesse di Dio vanno meditate nel cuore, vanno curate e cibate con la preziosa Parola di Dio. E quando si meditano, allora si cominciano a sognare.
 Coraggio, quindi, tiriamo fuori dai cassetti quelle promesse che il Signore ci ha fatto, quelle scritture che hanno colpito il nostro cuore e lasciamo che la speranza seminata in noi trovi terreno fertile e cresca liberamente. Non lasciamoci imprigionare dal mondo e dalle sue esigenze, perchè se proprio dobbiamo essere prigionieri di qualcosa, allora è meglio esserlo dei sogni, delle visioni di Dio per questa generazione.
 Prigionieri di una divina speranza...
 "Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza!" (Zaccaria 9:12)

Con affetto nel Signore,

Luca Adamo

 

 

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Per citazioni o riproduzione integrale del testo, indicare: "tratto da www.adamoluca.org"



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