

di Sonia D'Andrea
S
e ne sente parlare poco in giro, ma i dati ormai parlano chiaro, c’è una nuova moda che partendo dagli Stati Uniti e passando per l’Inghilterra, è approdata nel nostro Paese. La “novità” prende i nomi più disparati, il più noto dei quali è sicuramente Rape-drug, ovvero droga da stupro.I luoghi in cui viene maggiormente utilizzata sono le discoteche.
È qui che infatti, complici la confusione, il sovraffollamento e la facile circolazione di bibite alcoliche, la somministrazione della droga è più facile. Poche gocce mescolate ad un drink basterebbero nel giro di soli 20 minuti, ad alterare la coscienza e far svanire il ricordo di quello che è successo per circa 3 ore.
È così che un semplice incontro al bar con qualcuno che ti passa da bere, si trasforma in un incubo.
All’inizio le vittime hanno la sensazione di dover smaltire un’ubriacatura più forte del normale, quindi nel tentativo di star meglio cercano di isolarsi. Poco dopo, perdono conoscenza ed è a quel punto che restano in balia del balordo di turno. Chi ha servito da bere fa violenza nella più totale tranquillità, dall’altra parte, infatti, non solo non incapperà in alcun tipo di resistenza, ma avrà anche la sicurezza che il crimine non sarà ricordato.
Sono aumentate così nell’ultimo anno le testimonianze di ragazze (ma non solo) che affermano di essere passate per questa terribile esperienza.
La cosa più angosciante è che non solo non possono sporgere denuncia, in quanto incapaci di ricordare, ma anche che dubitino loro stesse di aver subito realmente violenza. Spesso i fenomeni che accompagnano un post-trauma, quali ad esempio l’insonnia, l’inappetenza e l’improvviso senso di tristezza, sono gli unici fattori che spingono le vittime a rivolgersi a dei medici, a psicologi, che consigliando visite specifiche, svelano l’umiliante realtà.
Solo nella città di Milano, si calcola che il 10% delle violenze sessuali siano una conseguenza delle droghe da stupro. Ma i casi potrebbero essere di più, visto che sono difficili da denunciare. Secondo medici specializzati nella cura di soggetti che hanno subito violenze sessuali, le vittime preferite sono ragazze tra i 20 ed i 30 anni, che escono in compagnia di amici per recarsi ad una festa o in discoteca.
Tutte ricordano solo di aver bevuto qualcosa, per poi risvegliarsi nude in camere di albergo, o vestite in qualche parcheggio o persino in casa propria. Se decidono di recarsi in un pronto soccorso, subiscono dei prelievi di sangue, esami delle urine, tamponi e visite. E se non sono trascorse 72 ore, viene loro somministrata la pillola del giorno dopo. Ma gli specialisti ammettono comunque, che laddove non ci siano evidenti segni di percosse, è comunque compito arduo trovare dei riscontri. Le tracce stesse della droga assunta, che dovrebbero risultare dagli esami del sangue, nel caso delle rape-drug, spariscono dopo solo poche ore dall’assunzione, volatilizzandosi. Nei casi in cui si riesce a verificare la violenza, la vittima dovrà riprendersi da un pesantissimo trauma psicologico.
Consigli per gli amanti della disco e dei luoghi affollati? Versarsi sempre da bere da soli, non perdere mai di vista il bar-man, non accettare alcolici da sconosciuti (sarebbe meglio evitare offerte anche da semplici conoscenti), chiedere aiuto ai primi segnali di malessere e soprattutto, non isolarsi per nessun motivo.
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Articolo tratto dalla rivista "Oltre" - mese di Settembre 2006
Questo articolo è di proprietà della rivista "Oltre"